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28 aprile 2009

L'ottava vibrazione - Carlo Lucarelli


Romanzo corale di quelli che piacciono a me.
Ambientato nella Massaua di fine Ottocento con l'incombere della battaglia di Adua, si svolgono parallelamente le vicende dei vari personaggi in una atmosfera morbida, sensuale e (ovviamente) esotica. E come tutte le vicende parallele finiranno per incontrarsi nella indifferente guerra che se ne fregherà di tutto passandoci sopra.
Gli Uomini e la Storia, non è chiaro se siano loro a fare la seconda o viceversa.


Riferimenti:
- C. LUCARELLI;
L'ottava vibrazione; Einaudi, Torino 2008

07 novembre 2008

Domani nella battaglia pensa a me


Antefatto
Capita di essere attratti senza motivo da qualcosa.
Passeggiando in libreria scovai questo libro; Titolo mai sentito, Autore mai sentito, Copertina mai sentita. Però mi piaceva così come mi piacque l'incipit della trama. C'era pure un buon commento di Pietro Citati, che fare? Dopo una settimana torno in libreria e lo compro. Capita.


Storia
"Tutto comincia all'improvviso. In un'appartamento di Madrid, Marta invita a cena Vìctor. Il marito Eduardo è a Londra per lavoro, il figlio finalmente dorme. I due si conoscono appena, si baciano, hanno davanti un'intera notte. Ma ad un tratto, Marta si sente male. Muore in pochi minuti. Nulla potrebbe essere più paurosamente casuale di quell'evento." (Tratto dalla quarta di copertina)
E da qui in poi il protagonista, narratore in prima persona, si ritrova haunted, posseduto, da storie, persone e luoghi in cui è un estraneo.


Postfazione
Altalenante. Il libro scorre bene, e funziona, nelle sue parti squisitamente narrative, però si perde un po' nelle riflessioni. Riflessioni nel complesso interessanti ma trascinate troppo a lungo e ridondanti finiscono per spezzare il ritmo e forzare troppo la mano nella poetica ricercata e in una introspezione troppo ridondante. Personalmente si poteva snellire il tutto senza perdere nulla.



Riferimenti:
- Javier MARIAS, Manana en la batalla piensa en mi, Madrid 1994
- Javier MARIAS, Domani nella battaglia pensa a me, Einaudi, Torino 1998

26 agosto 2008

Una Femme Fatale per Stoker


Bram Stoker non ha scritto molto nella sua carriera di narratore, in realtà è conosciuto soprattutto per il "Dracula". Meno nota la restante produzione tra cui degli interessanti racconti brevi e un'altro romanzo, "La Dama del Sudario".

Quest'opera, in forma epistolare, ci ripropone la figura della femme fatale, una misteriosa figura che compare alcune notti al protagonista avvolta da un sudario. E il fascino della donna è la forza del romanzo, almeno finché il mistero non verrà progressivamente svelato e il racconto ne paga le conseguenze perdendo molto del suo interesse. Di sicuro non c'è la forza vista in "Dracula" di creare immagini indelebili nel nostro immaginario collettivo come il vampiro, la contrapposizione fra femme fatale e femme fragile, una certa poesia e fascino del male però il gioco della Dama del sudario fino ad un certo punto funziona e irretisce, forse se Stoker l'avesse spinta maggiormente avanti avrebbe forse creato un'altra figura cardine per la letteratura e per l'immaginario novecentesco.


Riferimenti:
- Bram STOKER;
The lady of the shroud; Londra 1909
- Edizione italiana: Bram STOKER; La Dama del Sudario; Editori Riuniti, Roma 1996
- L'immagine è una foto di Mata-Hari del 1905

11 agosto 2008

Dodici ere dopo (oppure 12 ere fà)


Dodici anni fà comprai istintivamente un cofanetto con 5 volumi. Lire 24.500, una enormità per me e pattuii con il venditore un pagamento diluito nel tempo.

Tutti i cicli fantastici di R.E. Howard.

Fino ad allora non avevo mai letto niente di fantasy, non avevo mai sentito parlare dell'autore, conoscevo solo il nome del barbaro Conan a cui associavo il volto di Schwarzenegger senza però averne ancora visto i film. Perché lo comprai? Perché ne rimasi ipnoticamente affascinato? Forse per quel cofenetto di cartone nero con scritte rosse, forse per il disegno a pennellate con quell'eroe dall'aspetto così brutale, forse per la mia giovane età così curiosa, fatto sta che dopo una nottata a rimuginarci sopra mi svegliai e mi recai ad impossessarmene (e non corsi poiché ad ogni passo valutavo se ero sicuro di voler spendere quel piccolo patrimonio che non possedevo).

Fui rapito da quelle letture.

Dopo dodici anni ho finito l'ultimo ciclo che mi mancava. Così tanto tempo. I primi volumi li divorai. Il terzo lo lasciai per l'anno successivo. Il quarto aspettò degli anni così come il quinto che non finii. Tempi volontariamente lunghi per prolungare il più possibile le fascinazioni di quei mondi fantastici. Oggi ho terminato l'ultimo centinaio di pagine, l'ultimo ciclo di questo mio personale ciclo di letture.

Il ciclo di Conan;
Il ciclo celta;
Il ciclo di Faccia Di Teschio;
Il ciclo di Solomon Kane;
Il ciclo di Kirby Buchner;
Il ciclo di Kull di Valusia;
Il ciclo di James Allison;
Il ciclo di Cthulhu (commissionato dallo stesso Lovecraft);
Il ciclo di Almuric.

Tanti personaggi ma soprattutto una costellazione di ambientazioni, e il fascino degli scritti di Howard sta anche lì, negli scenari metastorici, nel mistero dei luoghi, nelle evocazioni di civiltà irraggiungibili, in quel pizzico di curiosità archeologica ed esotica, nel potersi muovere in stupefacenti affreschi.
Sono triste, una delle mie preferite fonti per dissetare la mia curiosa voglia di evasione è finita. Mi rimane comunque la rilettura (già fatta più volte per i primi volumi con un soddisfacente appagamento) e la ricerca di nuove sorprese letterarie.


Riferimenti:
- L'immagine non ha nessun riferimento ai cicli di Howard.
- R. E. Howard su wikipedia
- Il personaggio Conan è stato trasposto sia cinematograficamente, nel''81 e nell''84, sia fumettisticamente per la Marvel nel 1970.


21 giugno 2008

Un centroavanti è sempre un centroavanti


Perfettamente intonato con gli ultimi tre post è l'ultimo libro letto: "Il centroavanti è stato assassinato verso sera" di M.V. Montalbàn.

Belle le vicende parallele che vanno man mano intrecciandosi nel finale in una Barcellona preolimpica. Un noir poetico che gioca sui contrasti fra il fascino idealizzato e l'acida realtà.

Riferimenti:
- M. V. MONTALBAN, Il centroavanti è stato assassinato verso sera, Barcellona 1988.
- In foto l'attaccante Beppe Savoldi del Bologna.

02 giugno 2008

I bambini delle Mosche


Il Signore delle Mosche.

Durante un conflitto planetario un aereo precipita su un'isola deserta, i naufraghi sono un gruppo di bambini e ragazzini alle prese con una improvvisa ed imprevista libertà.
Può sembrare il precursore della serie televisiva "Lost" ma qui tutto si fa gradualmente più cinico e spietato, anche qui vediamo il formarsi di gerarchie e di tentativi di organizzazione sociale, abbiamo una misteriosa presenza, ad un certo punto avremo anche "gli altri" e la sensazione di un esperimento documentaristico ma siamo lontani dal controllo razionale che mantengono i bellocci personaggi visti in tv. I piccoli uomini del romanzo iniziano vivendo l'esperienza come un gioco, sembra quasi che non vogliano essere ritrovati che possano costruire una società ideale ma per i ragazzini è facile accantonare il loro rapporto con la perduta civiltà a favore dell'irrazionale e del selvaggio, i "bambini perduti dell'isola che nn c'è" hanno smarrito la loro guida e gli ordini precostituiti dell'uomo moderno non hanno più senso sconfitti da una nuova bestiale moralità.

L'isola deserta ha sempre avuto il suo fascino forse perché ci stimola nell'immaginarci in prima persona alle prese con una situazione così estrema, convincerci di avere le soluzioni ai problemi e che la nostra esperienza e il nostro ingegno di esseri superiori basti ad ovviare a delle oggettive difficoltà ma durante il libro i nostri consigli, che suggeriamo di nascosto ai protagonisti, vengono regolarmente disattesi e non possiamo neanche sperare nei canonici risvolti narrativi poiché nell'isola le regole non sono quelle dell'uomo ma quelle della natura.

La società come un orpello, la morale rivista nel nuovo contesto, l'instinto elevato a primo referente; William Golding, l'autore del libro, ci mostra una umanità senza retorica in cui l'uomo deve fronteggiare la propria ancestralità, la propria natura non ancora domita da pochi millenni di civile autocontrollo.


Riferimenti:
- W. GOLDING, Il Signore delle Mosche, UK 1954
- L'immagine è tratta dalla trasposizione cinematografica del 1963 diretta da Peter Brook
- William Golding, premio nobel per la letteratura nel 1983