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20 luglio 2009

happy birthday UomoSulla Luna



20 Luglio 1969
L'uomo prende coscienza di sè nello Spazio

17 aprile 2009

Io sto con Vauro

La polemica sulle vignette di Vauro è ridicola.
Le inserisco tutte così si sarà liberi di giudicare in prima persona visto che io non riesco a a capire la loro offensività verso coloro che sono morti.

Non voglio entrare nel merito della libertà di stampa e del diritto di satira e non perché non mi interessi, anzi, o lo ritenga secondario, ri-anzi, ma perché vorrei analizzare anche altri fattori meno citati.

Di fondo alla polemica c'è una non-conoscenza del mezzo espressivo della vignetta satirica, ovvero del disegno piegato alla comunicazione di un messaggio. Naturalmente ci sono anche coloro che parlano solo in funzione di una posizione preconcetta o imposta e che criticano perché sono obbligati a farlo, ma non è di loro che voglio parlare.
Molta gente pensa che la vignetta sia l'equivalente di una barzelletta ovvero un disegno che faccia ridere e quindi può ritenere inopportuno che si faccia dello "spirito" su temi dolorosi. E qui nasce l'incomprensione perché la vignetta è la capacità di un disegnatore di rappresentare in maniera sintetica un tema, riuscire a focalizzare in una singola immagine (con o senza parole) un concetto, farci provare un'emozione, indirizzarci verso una riflessione. Poi può essere anche ironica ma sbaglia chi vuole cercarci sempre il voler strappare un sorriso. Il disegno sfrutta la capacità che manca alla parola di comunicare immediatamente il fulcro di un concetto e la vignetta va letta così, facendosi suggestionare, facendosi solleticare la curiosità e lo spirito critico. In altre nazioni, dove le usano da più tempo lo sanno bene e ogni testata giornalistica ha le sue strips, le strisce a fumetti, che in alcuni casi (vedi Doonesbury) sono vero e proprio giornalismo.

Altra questione è quella di avere due pesi e due misure. Non si scandalizzò nessuno nella puntata di AnnoZero durante gli attacchi in Palestina, lì morirono molti bambini ma non erano bambini italiani (e soprattutto non c'erano di mezzo politici italiani) e quindi si potevano fare vignette (per la cronaca Vauro creò dei disegni bellissimi che nella loro semplicità resero meglio di tutti la tragedia che avveniva in quei giorni). Si scandalizzarono tutti invece per gli attacchi islamici alle vignette danesi, ma lì in c'era da difendere l'occidente dall'Islam.

Ecco le vignette di Vauro (cliccare sopra per ingrandire)











Ultima personale considerazione, fin'ora ho evitato di parlare del sisma abruzzese perché attualmente assistiamo alla fiera del buonismo e alla gara delle promesse, quindi non volevo rovinare l'atmosfera di ottimismo. Aspetto però in silenzio che passi un po' di tempo per vedere realmente cosa si starà facendo e sperando che si sistemi anche la situazione dei "terremotati fuorimoda" ovvero di coloro che vivono in bilico da anni e decenni.


Riferimenti:
- Le vignette "incriminate" sono state presentate nella puntata del 09/04/2009 di AnnoZero su RaiDue
- Sito di Vauro
- Intervista a Vauro su corriere.it

17 ottobre 2008

Profezie sulla scuola italiana


Luca Enoch, importante fumettista italiano, sul suo blog riporta un discorso pronunciato da Pietro Calamandrei al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale dell'11 febbraio 1950. Leggerlo è di una attualità disarmante.

“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche,a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece cha alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico".
(Pubblicato sulla rivista Scuola Democratica, 20 marzo 1950)


Riferimenti:
- Pietro Calamandrei
- Luca Enoch è l'autore di Sprayliz e Gea
- Il blog di Luca Enoch lo trovate qui

03 settembre 2008

Il caro horror di una volta...


Non mi piace generalizzare i confronti fra passato e presente, quindi non dovrei cadere nella solita frase per cui gli horror contemporanei nulla hanno a che vedere con quelli del passato.
Oggettivamente è naturale che stile e tecnica siano chiaramente differenti ma film come quello che ho visto due sere fà in tv scardinano il mio tentativo di non aver pregiudizi verso le opere più recenti o troppa nostalgia per i vecchi classici.
The Breed, che si traduce con "La Razza" ma che i distributori italiani hanno tenuto a precisare traducendolo "La razza del male", vecchio vizio italiano di prendersi licenze nelle traduzioni dei titoli.
Senza divulgarsi potremmo dire che siamo di fronte ad una versione canina degli uccelli di Hitchcock, sperando però che il maestro non si offenda nel paragone, e con protagonisti alla Halloween.
Un film poco convinto tanto nella trama tanto nelle atmosfere e con un finale che vorrebbe essere "aperto" ma che in realtà appare "tronco".
Certo stiamo parlando di un'opera di secondo piano ma è proprio nel confronto con i cosiddetti B-movies anni '70 e '80 che il confronto resta impietoso. Ed è una riflessione applicabile alla maggior parte dell'horror dagli anni '90 in poi, da quando il genere si è voluto patinare e razionalizzare.
E riprendo l'immagine iniziale come icona; la voglia di prendersi in giro, il ludico nel macabro ed il macabro nel ludico, concentrarsi sugli effetti piuttosto che sulle ragioni, il piacere dell'irrazionale, queste potrebbero essere alcune delle lacune del cinema attuale di genere.

Riferimenti:
- in foto Alfred Hitchcock ed i suoi uccelli.
- The Breed, film U.S.A del 2006 di Nicholas Mastandrea.

13 giugno 2008

Altre Forme di Vita


E' praticamente ovvio che esistano Altre Forme di Vita. Almeno questa era la convincente posizione dei Bluvertigo. Fra scettici e "credenti", in mancanza di meglio, si riduce ad una questione di fede.

Ma la logica non può rientrare?

E se partissimo dal considerare lo spazio stesso? L'universo è per noi qualcosa di intangibile, qualcosa di così spaventosamente grande da andare oltre gli schemi di comprensione umana, possiamo intuirne alcune periferie senza afferrarne appieno le essenze. La nostra mente non può che ridurre il tutto secondo processi a noi noti e ricondurci a delle opzioni commestibili per il nostro intelletto.

Proviamo allora a ipotizzare la spazialità dell'universo individuandone le possibilità:
-a- L'universo è infinito.
-b- L'universo è finito.
-c- Esiste qualcosa che non prevede il finito o l'infinito, che sia umanamente non-comprensibile (come ad esempio ulteriori dimensioni oppure altro di inimmaginabile).

Con l'ipotesi "a" poniamo un universo infinito. In uno spazio infinito stelle, pianeti, polvere, comete, nebulose sono infinite e dopo aver dimostrato che la vita esiste e quindi è possibile (esistiamo ergo siamo) per quanto sia poco ripetibile, con una percentuale vicina allo zero, in un campionario infinito di situazioni ci troviamo cmq di fronte ad infinite forme di vita alternativa.
Quindi: ESISTONO ALTRE FORME DI VITA.

Con l'ipotesi "b" poniamo un universo finito (oltre il finito ricadiamo nell'ipotesi "c"). In uno spazio finito abbiamo un numero finito di oggetti e contesti quindi anche il numero di forme di vita sarà numericamente determinabile per quanto grande possa essere l'intero universo. Quindi il numero di forme di vita potrà essere zero, uno oppure n. Zero lo escludiamo altrimenti saremmo costretti a negare noi stessi, uno è il risultato minimo certo perchè oltre a quelle del nostro pianeta non ne conosciamo altre, fuori dal nostro pianeta non abbiamo dati a sufficienza per poter dare una proiezione probabilistica credibile.
Quindi: ESISTE ALMENO UNA FORMA DI VITA.

L'ipotesi "c" è naturalmente qualcosa che ci mette in crisi poiché andrebbe contro gli schemi umani con i quali il nostro cervello è abituato a lavorare e si porrebbero altre quastioni come l'andare a definire lo stesso concetto di vita in una dimensione le cui regole base (fisiche, matematiche e logiche) sono diverse da quelle da noi conosciute.
Quindi: POTREBBE NON ESISTERE VITA (umanamente definita).


Riferimenti:
- L'immagine mostra una specie degli abissi marini (naturalmente della nostra Terra), se volete sapere il nome scientifico non so dirvelo, se volete vedere altri animali delle profondità marine andate qui oppure qua, se volete sapere se la cipolla è la morte sua dovrete sperimentarlo in proprio.
- La canzone Altre F.D.V. è dei Bluvertigo, contenuta nell'album "Metallo Non Metallo", Mescal 1997.

15 maggio 2008

Silver Morgan contro le Poltrone Votanti


Lunedì sera puntata di x-factor, talent-show di rai due che vale la pena di vedere per la presenza dell'eccentrico Morgan (naturalmente sempre se non avete niente di meglio da fare in serata).
L'Ex frontman dei bluvertigo accende una discussione sul valore dell'opinione dello spettatore generico contro quella di gente più preparata in argomento musicale. Naturalmente il cantante come al solito non si esime dal portare avanti le sue tesi anche a costo di generare una qualunquistica antipatia per la sua verve politicamente scorretta.

La questione è: I giudizi hanno tutti lo stesso valore? L'opinione della maggioranza (o di un forte numero) ha sempre ragione?

Ed è questo l'aspetto interessante.
Sono rispettabili tutti i giudizi e pareri però detto questo è anche vero che non tutti hanno lo stesso valore. Soprattutto in campi artistici (ma anche in settori che non lo sono) non ci si può basare esclusivamente su parametri di tipo personale ma occorre aggiungere almeno un altro paio di livelli di lettura basilari.

I livello - l'ascoltatore: Espressione (cosa comunica e come viene soggettivamente recepito)
II livello - l'appassionato: Letteratura (l'insieme delle produzioni già avvenute nel tempo e nei luoghi)
III livello - l'esperto: Tecnica (come la si fa una cosa e gli sforzi che ne conseguono)

Li ho espressi come livelli ma in realtà sono tre poli al cui centro si muove il prodotto.
Da notare che mentre il fruitore si approccia in quest'ordine, chi invece produce l'opera probabilmente si è approcciato nella sua formazione nell'ordine inverso.

Un ascoltatore (rimango nell'ambito musicale per comodità ma il discorso è estendibile al generico) si confronta con un brano in base alla sua conoscenza di altre canzoni e diverso sarà il giudizio di chi conosce 10 canzoni, vedendo il pezzo nuovo in funzione di queste, da chi ne conosce 100 o 1000 che ne avrà una percezione certamente diversa. La quantità però va associata anche all'ampiezza di sguardo che dà una certa visione in cui collocare il nuovo brano che si ascolta. Detto in una parola sola è conoscenza della "Letteratura" a riguardo.
Poi l'esperto avrà altri parametri che valuterà in base alla tecnica e che apprezzerà o meno in base alle sue conoscenze.
Questi aspetti basilari per valutare una canzone, occorre dirlo, non sono in possesso di tutti e quindi ci sono opinioni più autorevoli di altre. Ora stabilire il valore dell'autorevolezza è un discorso ben più complesso però l'affermare che esiste ci porta già a dire che ci sono persone il cui parere vale maggiormente (sia chiaro però che il valore di chi è meno autorevole non è pari a zero ma ha comunque una sua valenza).

Naturalmente dire ad una persona che il suo pensiero è inferiore porta sempre alla generazione di una forte antipatia e quindi si cerca sempre di non urtare la suscettibilità altrui soprattutto su campi, come la musica, in cui tutti si ritengono ugualmente competenti e si ritengono le nozioni in propio possesso come sufficienti anziché vederle come la classica punta dell'iceberg.
Forse basterebbe un po' di pazienza da entrambe le parti: da un lato capire che qualsiasi giudizio per quanto poco autorevole ha comunque un piccolo valore ma dall'altro capire che la critica altrui può venire da una più ampia percezione dell'argomento.

A presto


Riferimento fotografico: http://severigiada.wordpress.com/