
E' della settimana scorsa la notizia della vendita all'asta per una cifra record (più di 74 milioni di euro) della più famosa opera dello scultore svizzero Alberto Giacometti. E lo so che era già in una collezione privata, e lo so che tanto esistono 6 esemplari e lo so che tanto all'autore non importava anzi disse in una occasione che avrebbe voluto che le sue opere venissero seppellite, detto tutto ciò resto comunque del parere che opere così importanti per la storia dell'umanità dovrebbero essere di fruizione pubblica e non private alla gente da un privato.
"L'uomo che cammina" E' un opera che mi ha sempre affascinato per il suo senso di fatalità; non sono un critico d'arte quindi non mi spreco in letture e controletture ma sono un "usufruttore" d'arte quindi conosco solo le impressioni che mi trasmette.
L'andare avanti senza sapere dove o perché, incedendo decisi verso il niente, camminando senza sosta magari fino all'incontro di qualche evento o destino che cala dall'alto, la scelta del nulla, così alto da non vedere i propri passi, se è una rappresentazione metaforica o metafisica fate voi ma tutto questo mi turba e mi fa interrogare. E' arte contemporanea nel senso più alto perché non è estetica o narcisismo ma con tutta la sua malinconia è sentimento, è capacità demiurgica, è soprattutto lo strappare il velo di maya.
Nel 2004 la scultura di Giacometti è omaggiata in un episodio del "Napoleone" di Carlo Ambrosini in un albo scritto e disegnato da Paolo Bacilieri intitolato "L'ombra della sera" facendo rimando agli omonimi bronzi etruschi che ispirarono lo scultore svizzero. All'epoca decisi di omaggiare l'omaggio di Bacilieri con il disegno che vedete sopra.
Sotto invece due immagini: l'opera originale di Giacometti e la copertina disegnata da Ambrosini del fumetto sopracitato.












